Untitled-1 (27K)

"Civiltà e barbarie" (.doc)
"Kant e Wittgenstein" (.doc)
"La fine dell'utopia"
"Oltre la malattia mentale" (.doc)
"Sul dono"
"Sul concetto di sovranità"
"Il signore di fronte"
"Laura cucita nel Canzoniere"
"Disordine!"
"Ordine provvisorio"

indietro

ORDINE PROVVISORIO
di Roberta Decarli


RAFFAELLO

«Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l'ordine ne è una indispensabile condizione. Disposizioni quali la planimetria di una città o di un edificio, un insieme di utensili, un'esposizione di mercanzia, la manifestazione verbale di fatti o di idee, ovvero quali un dipinto o un brano musicale, sono disposizioni dette tutte ordinate quando sia possibile a chi le osservi o le ascolti coglierne la struttura generale ed anche il diramarsi di essa in una certa articolazione di dettaglio. L'ordine consente di concentrar l'attenzione su quanto si assomiglia e quanto è, invece, dissimile; su quanto vicendevolmente si corrisponde o è, invece, segregato in sé.»

(R. Arnheim, Entropia e arte, Einaudi, 1972, pag.)

Quali potrebbero essere degli esempi di ordine in arte?
Raffaello potrebbe esserne uno. Tra le sue opere la Presentazione al tempio.
La Presentazione al tempio è un dipinto realizzato dall'urbinate attorno al 1503 e fa parte della predella (suddivisa in tre scomparti, raffiguranti la presentazione al tempio, l'annunciazione e l'adorazione dei magi) della cosiddetta Pala Oddi, conosciuta anche come l'Incoronazione della Vergine.
L'intera pala d'altare, destinata alla cappella di famiglia in S. Francesco a Perugia, è fortemente connessa alla pittura di uno degli artisti maggiormente riconosciuti come maestri di Raffaello. In tutta quest'opera, come anche nello Sposalizio della Vergine (1504), si può vedere come la pittura di Raffaello venga influenzata dal Pinturicchio in parte, e in forma maggiore dall'opera del Perugino.
Nella Presentazione al tempio l'ordine è molto evidente, la suddivisione geometrica degli spazi è accurata e attenta, la profondità spaziale è frutto di un attento studio della prospettiva architettonica.
Tramite l'uso del chiaro-scuro, delle ombre, dei diversi colori, è riprodotto l'andamento delle vesti dei personaggi. Soffermiamoci sui personaggi. Essi sono dislocati in tre gruppi, due laterali in cui vengono rappresentate figure secondarie, ed il gruppo centrale in cui sono inseriti i protagonisti dell'opera. Attraverso la dislocazione spaziale dei tre gruppi all'interno delle tre navate, Raffaello ottiene una corrispondenza tra costruzione architettonica e costruzione delle figure che culminerà nello Sposalizio della Vergine prima, e nelle grandi costruzioni della Disputa sul Sacramento e della Scuola di Atene poi.
Immagine (6K)


Osservando attentamente i gruppi, però, non andiamo oltre la percezione di un ordine. Pare che la tripartizione dell'opera sia rigida, che non ci sia interazione tra le parti, che, se avviene, ci sia soltanto comunicazione interna ai tre gruppi.
Ma allora, è ancora valida l'idea di Arnheim esposta inizialmente? Veramente l'ordine indica una corrispondenza, mentre il disordine caratterizza elementi segregati in se stessi? I visi stessi delle figure sono assorti in un'espressione fissa, simile al sorriso ellenico. Essi non hanno bisogno di comunicare. Essi dovrebbero rappresentare un anelito religioso, dovrebbero essere assorti in un ambito contemplativo. Ma siamo sicuri che ordine e contemplazione siano due concetti avvicinabili tra loro? E poi, la religiosità è prettamente contemplativa o c'è qualcosa d'altro? Può l'uomo vivere un'esperienza con l'Altro senza mettersi in discussione con gli altri, può chiudersi nello spazio di una comunicazione rigida, stereotipata, unica (l'ordine, in fondo, se assunto come un assoluto, è forse uno dei concetti categoriali più stereotipati che possediamo)? L'ordine senza un discorso, è ancora ordine? Non dovrebbe essere soltanto funzionale alla nostra esistenza? O l'ordine è posto sopra di noi?

ULTERIORE RIFLESSIONE, INSOMMA UN VOLO PINDARICO...

Perché l'arte postumana risulta ambigua, inaspettata, talvolta addirittura orrida? Nelle opere di Chris Cunningham emerge la critica alla società in cui viviamo, al modo in cui essa reagisce a tutto ciò che è stra-ordinario: a tutto ciò che esce dall'ordine di idee che ci siamo imposti. Per dirla con Hume (o meglio con uno pseudo-Hume), questo ordine di idee è frutto di un'abitudine secolare che ci fa apprezzare maggiormente un'opera dipinta oltre 5 secoli fa da Raffaello, rispetto a quello che un artista contemporaneo produce. Eh, il canone estetico…
Pensandoci, però, lo stesso Raffaello è stato un innovatore.
Forse, senza esagerare, si potrebbe dire che il postumano in arte può rappresentare la visione di arte legata alla vita che Nietzsche propone nel Crepuscolo degli idoli, contrapponendosi all'idea schopenhaueriana di arte come "affrancarsi dalla volontà". Attraverso l'inaspettato, l'orrido, l'ambiguo viene data vita a un ordine diverso da quello esistente (in parte dell'arte postumana), quasi come se ci fossero tante Mafalde che non si rassegnano al modo in cui vanno le cose, ritenendolo incomprensibile o ingiusto.
Il messaggio artistico, derivato dalla consapevolezza della forza del linguaggio, è forse il mezzo più adatto per proporre un nuovo ordine, insomma per cambiare la realtà. Esso è tale non solo in quanto attraverso il messaggio artistico spesso compiamo nuove semantizzazioni con cui descrivere ciò che ci circonda. Esso è un innovatore privilegiato di ordine perché ciò che potremmo definire arte, differenziandola dalla maniera, è un che di creativo (che implica quindi una creazione, una risemantizzazione categoriale in noi) capace di stravolgere tutte le idee intellettualmente formulate. Così, di fronte ad una vera opera d'arte ci ritroviamo soli con le nostre emozioni, incapaci di catalogarle in uno schema concettuale. Partendo da noi stessi, dobbiamo allora ricreare la realtà che ci circonda. Ma perché bisogna cambiarla?
Forse perché non a tutti va bene ciò che normalmente indichiamo come normale.

«Definirsi normali, parlare di società normale o gente normale, vuol dire armare contro chi non è considerato tale non solo la legge, ma una volontà collettiva di massa che si autoidentifica attraverso programmi televisivi in cui il conformismo diviene l'implicita autorizzazione a eliminare l'altro. Il Grande Fratello televisivo, dove personaggi accomunati solo dalla ordinarietà delle abitudini si eliminano a vicenda per quei pochi dettagli che li rendono un po'diversi gli uni dagli altri.»

(E. Palandri, Pier, Laterza 2005)

E quando tutto ciò che viene mass-mediaticamente diffuso come ordinario è la situazione attuale, a chi non viene voglia di disordinatamente cambiarla? Magari attraverso un intervento anche di chi non vive in un ambiente ordinato, ops ordinario, magari attraverso l'intervento di chi ordinatamente aspetta da secoli che gli venga data la parola, ma non è contemplato nel nostro ordine del giorno.
Magari attraverso cose piccole, magari anche attraverso grandi.
Non ce ne accorgiamo, ma noi stessi, con i nostri atti, compiamo ogni giorno dei piccoli momentanei disordini che si ricompongono in un ordine maggiore che è la nostra esistenza.
Un ordine maggiore probabilmente non è la formulazione più adatta al concetto che secondo me va proposto rispetto alla dicotomia, rivelatasi apparente, di ordine e disordine. La parola più appropriata è armonia. Armonia, poiché a mio parere essa è un qualcosa che sovrasta la piccolezza di ordine e disordine, l'armonia è una specie di hegeliano momento positivo razionale. In essa abbiamo la soluzione dei due concetti che a livello intellettuale si oppongono; l'intelletto, attraverso l'impianto categorico, è il luogo delle dicotomie, il luogo della necessità, il luogo del ruolo indicale delle parole. Ma noi esseri umani non siamo solo macchine pensanti, indistinguibili rispetto a una comunità di androidi. È l'elemento di interazione comunitaria che ci rende umani, così come le emozioni, d'altronde. Ripensando ai video di Cunningham, ciò che rende meno macchine i robot riguarda il piano emotivo, così come la critica al video tradizionale non passa attraverso l'esposizione di concetti, bensì attraverso immagini ad alto impatto, utilizzate per criticare ciò che slega l'uomo dalla sua esistenza, alienandolo. L'alienazione, però, è possibile solo se ci atteniamo semplicemente al piano di ordine e disordine contrapposti. Soltanto non riconoscendo l'impianto armonico dell'uomo caratterizzato dalle emozioni da con-dividere, dall'esistenza comunitaria (piccola o grande, l'importante è che ogni uomo viva in una comunità, basti pensare a quelle seppur ridotte di eremiti), possiamo vedere l'uomo come alienato, come ormai dipendente dalla tecnica, parvente mito della contemporaneità.
Se, anziché pensar-ci in un mondo non più gestibile da noi, un mondo in cui esser-ci non conta più nulla, pensiamo noi stessi e i nostri simili in grado di armonizzarci rispetto a quello che ci circonda, ecco che tutto ciò che riteniamo ordinato o disordinato, normale o no, assume un valore specifico entro i termini di un pacato, armonico vivere. Tante piccole Mafaldine contestatarie, e altrettanti Mafaldini, pronte/i però a cercare una strada che dia un senso, se è proprio vero che un senso non vi è.

«E io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati e il mare non esiste più»

(Apocalisse di Giovanni 21,1)